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Nelle scorse settimane qui su ComixIsland ha fatto la sua apparizione Skull, una graphic novel targata Tunué e scritta da Marco Nucci .

Leggi anche: La nostra recensione di Skull

Proprio con lui abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere sul mondo del fumetto.

Come hai scoperto la tua passione per il mondo del fumetto?

Ho letto il mio primo fumetto all’età di sei anni. Si trattava di un “Dylan Dog” acquistato in riviera, in una di quelle vecchie edicole a chiosco che fino a qualche anno fa punteggiavano il lungomare, e che ora sono quasi tutte chiuse. Era il numero 70, “Il bosco degli assassini”. La copertina si scollava di continuo dagli interni, perché ci era finita la sabbia, e così a volte mi si sparpagliavano le pagine per terra, e dovevo ricomporre l’albo alla meno peggio. Quindi, non saprei dirti se lessi l’albo nella giusta sequenza, o in ordine casuale. Fatto sta che mi stregò, e da allora sono condannato a leggere i fumetti. Ora addirittura a scriverli. Diabolico, no?

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Sono troppe, e quasi mai consapevoli. Quando termino un lavoro e lo rileggo a mente fredda (ovvero pubblicato), scopro ispirazioni evidenti, delle quali durante la stesura neanche mi ero accorto. In “Sofia dell’Oceano”, per esempio, c’è una sequenza in cui il sottomarino dei protagonisti viene risucchiato nello stomaco di un enorme mostro marino, e infine risputato fuori da un foro sulla schiena molto simile a quello di una balena. Si tratta di una palese citazione al “Pinocchio” di Collodi, ma io mica me n’ero accorto!

Insomma, le influenze sono infinite, e spesso neanche si riesce a capire da dove arrivino: il fumetto è una razza bastarda, un po’ prosa, un po’ cinema, un po’ grafica pura. Pesca da tutto, e riconduce quel tutto al proprio linguaggio di riferimento, il quale, nel suo essere a metà strada tra lo storyboard cinematografico e il fotoromanzo, non assomiglia a niente, ma può raccontare qualsiasi cosa.

Come nasce un’opera onirica e complessa come Skull?

Skull, proprio come gli incubi, procede per associazione di idee. Ma nulla di quanto accade è casuale. Penso sia il fumetto a cui ho dedicato più tempo in fase di trattamento: quando ho iniziato a sceneggiare, ogni dettaglio della trama e della struttura erano definiti al dettaglio, comprese le parti più matte e criptiche. Quando si cerca di raccontare il caos, soprattutto quello psicanalitico, il controllo diventa fondamentale. Altrimenti il fumetto sgonfia, diventando inutile, o ancor peggio, pretenzioso. L’idea era di raccontare un incubo come fosse una storia vera, e al contempo una storia vera come se fosse un incubo. E cercare, nel fare questo, di rimanere in qualche modo ancorati agli stilemi del genere horror, e di non dimenticare mai l’ironia. Skull è un fumetto cupo, certo, ma credo che sotto vi scorra una certa dose di divertito sarcasmo.

Il lavoro di Giovanni Nardone, in questo senso, è stato straordinario. I suoi personaggi stilizzati danno vita a un mondo magico e macabro, che è onirico e al contempo realistico. Se ne sta a metà strada, come un sonnambulo, che non è sveglio ma non sta neanche dormendo.

Dietro a quest’opera c’è un profondo lavoro di documentazione sui fatti della Sandy hook School.
Come e quanto ti sei documentato?

Ho letto tutti gli articoli che ho trovato in proposito, poi ho provato a dimenticarli. Skull non è (né vuole essere) una cronaca dei fatti: infatti, al suo interno rimane ben poco della vicenda da cui prende spunto. Tutto è rimasticato in chiave simbolica, con l’intento di ottenere la fotografia di un paesaggio mentale. La traduzione in chiave estetica di un malessere, che non ha la presunzione di dare giudizi, né di raccontare la verità. Io e Giovanni speriamo di essere riusciti nell’intento.

Ora che ci penso (e me ne rendo conto in QUESTO PRECISO MOMENTO), l’opera a cui somiglia di più è “My son, my son, what have ye done”, un bellissimo film di Werner Herzog, che trasfigura un fatto di violenza domestica in un viaggio affastellato di incubi e visioni. Non ci avevo mai pensato, eppure Skull ha un debito enorme nei confronti di quella pellicola. E qui si torna al mistero delle ispirazioni di cui parlavamo prima. Non se ne esce.

Qual è secondo te il segreto per costruire un fumetto dalle tinte horror?

Credo che l’orrore, risieda sempre e unicamente in ciò che non possiamo vedere. Un uomo visto di spalle farà sempre più paura di un uomo visto frontalmente, per quanto mostruoso. Parrebbe un paradosso, per chi si occupa di raccontare per immagini. E invece no, perché la forza del fuori campo viene creata da ciò che è mostrato, necessario a suggerire l’orrore. E il suggerimento dell’orrore costituisce l’orrore stesso. Per creare una bella storia horror, che faccia davvero paura, bisogna ragionare unicamente sul cosa NON mostrare. E spesso la risposta migliore è: non mostrare niente.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

I progetti sono molti. Tuttavia, non posso rivelarti nulla. Proprio non posso. Mi appello a quanto si diceva sull’orrore, e lascio i progetti futuri fuori campo, sperando di terrorizzarvi.

Noi di ComixIsland ringraziamo Marco Nucci per averci dedicato il suo tempo, e nell’attesa di scoprire quali sono i suoi misteriosi piani di futuro gli auguriamo buona fortuna.

 

 

Marcello Portolan
Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD

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  1. […] Sì, perché è questa era la scritta che, cent’anni fa, campeggiava sopra le colline che dominano Los Angeles. Prima che scomparisse il suffisso “land”, quegli anni videro la trasformazione di una città nata in mezzo al deserto nella Mecca del cinema. In questa Babilonia di cartapesta -fondali sfarzosi sul davanti e tutta la meschinità di cui l’uomo è capace sul retro- ci condurrà Hollywoodland, il nuovo inedito volume che sbarca in libreria e in fumetteria per Sergio Bonelli Editoredal 25 maggio. Con soggetto e sceneggiatura di Michele Masiero e disegni e copertina di Roberto Baldazzini, Hollywoodland ci accompagna in un’America appena uscita dalla Prima guerra mondiale: solitudine, alcol, droga, tradimenti coniugali e artistici, scandali sessuali, spionaggio, politica, crimine e omicidio. Il grande schermo statunitense ha accolto tutto questo, tanto sulla sua superficie iridescente quanto dietro di essa. È in queste atmosfere cupe e allo stesso tempo attraenti che si insinua la storia di fratelli Winter, delle loro passioni e delle loro disillusioni. Opposti per indole e vocazione, Danny e Monty non lo sanno ancora, ma sono attesi da un destino fatto di sfarzo e miseria, euforia e disperazione. A chiusura di Hollywoodland, una postfazione di Gianmaria Contro e l’intervista a Roberto Baldazzini a cura di Marco Nucci. […]

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