Oggi sull’isola di ComixIsland.it parliamo di Aliens vs. Avengers, una miniserie Marvel in 4 parti che mette faccia a faccia due universi iconici: quello supereroistico della Casa delle Idee e quello sci-fi horror della saga di Alien.
A firmare il progetto troviamo una coppia d’eccezione: Jonathan Hickman ai testi e Esad Ribić ai disegni.
Sulla carta, un dream team capace di far tremare le stelle.
Un duo da top player
Quando leggi i nomi Hickman e Ribić sulla stessa copertina, l’aspettativa sale alle stelle.
Sono due maestri del fumetto americano moderno: il primo, architetto di universi narrativi complessi e stratificati; il secondo, pittore epico capace di dare grandezza e dramma a ogni tavola. Insomma, una dichiarazione d’intenti fortissima.
Eppure, il risultato finale — almeno per me — non raggiunge del tutto le aspettative.
Non che sia un disastro, anzi: ci sono buone idee, momenti interessanti e intuizioni potenti.
Ma si avverte chiaramente una limitazione strutturale che smorza il potenziale dell’opera.
Come prevedibile, la vicenda non si svolge nell’universo 616, ma in una porzione di multiverso dove Hickman può muoversi con maggiore libertà creativa.
Qui si intrecciano androidi, Ingegneri e Avengers, in un crossover che strizza l’occhio alle atmosfere di Prometheus.
Le note sci-fi e cosmiche che vibravano forti in quel film diventano la linfa di questa miniserie, e in effetti Hickman — che del world building è un maestro assoluto — sembra trovarsi perfettamente a suo agio con temi come la creazione, la contaminazione e il destino dell’umanità.
Il grande limite: solo quattro numeri
Il vero tallone d’Achille di Aliens vs. Avengers è la durata.
Quattro numeri sono pochissimi per costruire una trama solida e dare il giusto respiro a due universi tanto vasti.
Il risultato è che la serie regge, ma appena la si osserva da vicino emergono alcune crepe.
Mescolare gli Xenomorfi — esseri letali ma “biologici” — con personaggi che mangiano pianeti, manipolano la realtà o sono divinità è una sfida complessa anche per uno sceneggiatore navigato come Hickman, anche perchè esiste già La Covata nel mondo Marvel, che di fatto è quasi un clone degli esseri di Aliens .
Per tenere insieme tutto, l’autore sceglie la via più prudente: semplificare, tagliare il superfluo e concentrarsi sull’essenziale.
È come se ammettesse: “Ho solo quattro numeri per fare tutto… quindi stacce.”
Esad Ribić, un gigante per ogni situazione
Sul fronte artistico, invece, c’è poco da criticare.
Ribić, come sempre, giganteggia.
Il suo tratto pittorico, potente e denso, dona al racconto un tono epico anche nei momenti più cupi.
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Versioni anziane degli eroi? ✅
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Xenomorfi e ibridi disturbanti? ✅
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Atmosfere sci-fi oscure e monumentali? ✅
Un Esad per tutte le situazioni, insomma.
Aliens vs. Avengers è una buona idea con un’esecuzione limitata dal formato.
Una lettura che intriga, soprattutto per i fan di entrambi i mondi, ma che lascia la sensazione di un’occasione solo parzialmente colta.
Non è il miglior Hickman in circolazione, ma resta un esperimento curioso, visivamente potente e con qualche spunto che — chissà — potrebbe aprire la strada a qualcosa di più grande.
Se amate sia gli Avengers che gli Xenomorfi, una lettura gliela dovete.
Magari senza troppe aspettative… ma con il gusto di vedere due universi così lontani finalmente scontrarsi.




















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