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4 nuvolette con: Shiru Midoriiro autrice di Ace of Hearts

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Nelle scorse ore noi di ComixIsland.it abbiamo avuto modo di accogliere sulla nostra isola del fumetto e chiacchierare Shiru Midoriiro, classe 2003, che ha appena pubblicato per Shockdom  lo shonen Ace of Hearts

 

Come nasce la tua passione per il mondo dei manga e dell’arte in generale ?

A dir la verità, l’ho sempre avuta, fin da piccola, e non saprei dire con certezza da cosa nasce, ma l’ho sempre vista come una forma di espressività assurda. È qualcosa che ha preso forma con la mia passione per il mistero, se non sbaglio già a dieci anni conoscevo degli anime di nuova generazione che mi affascinavano, ed ero proprio ossessionata dai cartoni, non mi perdevo un episodio dei miei preferiti. Grazie agli anime ho conosciuto i manga, e da lì ho capito che esisteva un altro modo particolare per raccontare storie… in bianco e nero!

Quali sono le tue fonti di ispirazione ?

Qualsiasi cosa: libri, serie tv, film e film storici, persone, racconti di vicende realmente accadute, storia antica ecc… Anche CSI: Miami, una serie televisiva che mio padre guarda con me puntualmente ogni sera, mi dà grande ispirazione per le mie storie

Come nasce questo progetto – Ace of Hearts – cosa ci puoi raccontare di questo shonen?

Ogni volta che mi fanno questa domanda, rispondo semplicemente: per caso. Di storie ne ho fatte tante, ma AoH è nata proprio per caso. Sono sempre stata attratta dal macabro e dal mistero, ma questa storia è nata mentre percorrevo il solito cammino che mi conduceva a scuola, sono passata di fronte al collegio che ha frequentato mia nonna da piccola, e subito dopo, sempre in quella strada un tempo  malfamata e povera, mi sono venute una valanga di idee. In classe poi ho continuato a scarabocchiare il primo personaggio e quant’altro, e mischiavo tutto con gli appunti di tre anni fa di storia dell’arte, sulle divinità egizie. Lo ricordo come ieri quel giorno, mi rende sempre felice parlare di come è nato tutto. Ad ogni modo non so se ritenerlo un vero e proprio “shounen”, anche la mia manager dopo averlo letto le è sembrato una sorta di seinen, penso per il contenuto esplicitamente forte che va ad aggiungersi nel tempo, o perché i miei personaggi non hanno un obiettivo vero e proprio, semplicemente… sopravvivono, ad una serie di eventi spiacevoli che ancora il narratore non ha trattato!

Il mondo dei manga made in Italy è spesso bistrattato dagli stessi lettori, tu quali pensi siano le motivazioni dietro a questo problema dei lettori italiani?

L’ho pensato davvero molte volte, ma a chiunque volesse diventare un/una mangaka non deve preoccuparsi di questo. A mio parere, non è un problema né degli autori né dei lettori. Penso che al posto di “bistrattare” si pensi ad un stile che potrebbe non ricordare quello giapponese, spesso i mangaka italiani mettono un po’ del loro occidentale nell’orientale, ma suppongo che non ci sia nessun male. Potrà solo creare un nuovo stile, e i mangaka giapponesi sono sempre entusiasti di vedere i lavori stranieri. Loro stessi sono affascinati dall’Italia: anche la mia amica Kumiko mi parla spesso della nostra arte, e le piace, come l’Italia in sé. Ma non penso che questo sia il “problema” della situazione. Se si vuole creare un fumetto, di qualsiasi genere, non importa in che formato, con che materiale, credo che l’importante sia il modo di farlo, e la storia… dunque se un’opera vale, non importa se è italiana o straniera, giapponese o no, ai lettori piacerà! Io sono innamorata del modo di fare dei giapponesi e mi ci ritrovo molto, in tutto e per tutto. Sono sicura che tutti coloro che realizzano manga hanno grandi specialità, e non importa se sono giapponesi o meno. La cultura nasce in un paese, ma può diffondersi ovunque il vento la porti!

Sei un autrice giovanissima, quindi il tuo punto di vista sul mondo della nona arte del nostro paese è estremamente interessante,
come lo vedi nel presente e cosa si potrebbe fare per migliorarlo in futuro?

Sta procedendo, per quanto riguarda i manga, perché di fumetti italiani in generale ce ne sono sempre stati e continuano ad evolversi in modo magnifico! Rispetto al passato, ci sono stati enormi miglioramenti, per me. Ci sono molte cose che ancora sono in evoluzione, come in ogni parse d’altronde, e soprattutto, sembra di vedere molti artisti, ma coloro che decidono di “raccontare storie” sono pochi, ce ne servono di più! E abbiate più fiducia, fiducia, fiducia… dobbiamo riempire la barra di fiducia che c’è in noi, e poi andrà tutto bene. Me lo sento! Ho deciso di fare questo lavoro senza curarmi di cosa sarebbe successo “in Italia”. Certo, me lo sono domandato, ma mi sono detta: “Se lo voglio fare, l’Italia mi sarà solo di aiuto, perché chiunque può raccontare storie, e di italiani che hanno fatto la storia ce ne sono stati miliardi, dunque perché noi non possiamo realizzare… questo?”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

Non sono molti, ma sono ben schematizzati. Sono dell’idea che bisogna saper fare tutto ciò che ci piace e bene finché riusciamo, ma senza confondersi. Perciò ho dei progetti, ma sono ancora un segreto! 

Ringraziamo Shiru Midoriiro per il tempo che ha voluto dedicarci e come sempre gli facciamo i nostri migliori auguri per i suoi prossimi lavori

Marcello Portolan
Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD

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