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Guantanamo Voices – True accounts from the world’s most infamous prison: La recensione

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Guantanamo Voices è un fumetto della giornalista Sarah Mirk, che sarà pubblicato da Abrams a settembre 2020.

Si tratta di una testimonianza potente e diretta, che raccoglie dieci storie di detenuti nel campo di prigionia di Guantánamo dalla sua apertura, nel 2002.
In Guantanamo Voices ogni storia è dedicata a un personaggio diverso e disegnata da un artista diverso, elemento che contribuisce moltissimo alla varietà non solo grafica, ma anche contenutistica di questo volume.

Una raccolta illuminante e al tempo stesso disturbante: senza mezzi termini, la giornalista racconta non solo cosa significa vivere nella prigione di Guantánamo, ma che cosa implica l’esistenza stessa di quel campo di prigionia, famoso per le violazioni costanti e continue delle Convenzioni di Ginevra sui prigionieri di guerra. Un luogo la cui fama risuona in tutto il mondo, ma che è nato per essere tenuto nascosto, lontano dalla vista dei più: Guantanamo Voices rompe questa narrazione fatta di silenzi e omissioni e riesce a portare sotto i riflettori quanto i protagonisti di queste storie raccontano su un luogo tanto misterioso quanto inquietante.

Si tratta di un fumetto corale, in cui le voci dei testimoni si alternano con un ritmo incalzante, intensificato dalla grande varietà di stili degli artisti che hanno collaborato: le storie gettano luci e ombre sulla realtà di Guantánamo, restituendone un’immagine sfaccettata, fatta di infinite esperienze personali. La risonanza di queste storie e l’eco da loro prodotta è amplificata dall’affiancamento di illustratori diversi, che fanno sì che ogni stile risulti perfettamente calibrato per la storia assegnatagli, come a voler non solo dare voce, ma un volto chiaro, definito e di impatto a queste testimonianze.

Guantánamo è una presenza ingombrante nei discorsi di tutto il mondo, sebbene in Italia, per quanto nota, sia molto meno discussa che negli Stati Uniti: tuttavia, questo fumetto permette di comprendere non solo il peso di questa realtà sulle spalle della cultura americana, ma il suo impatto a livello mondiale e lo fa senza bisogno abbellire o edulcorare la narrazione. La realtà parla da sé e non c’è necessità di romanzare i contenuti di queste storie.

Sarah Mirk conduce una narrazione obiettiva, mirata e dritta al punto, che è però in grado di suscitare nel lettore emozioni contrastanti, di prendere consapevolezza e di far riflettere sulle proprie convinzioni. Guantanamo Voices è un esempio straordinario di graphic journalism, una testimonianza necessaria in cui la realtà trova lo spazio per essere raccontata e rappresentata nella sua interezza.

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