Ci sono fumetti che, una volta letti, non ti lasciano con una risposta chiara. Ti restano addosso come una sensazione sospesa, un limbo tra attrazione e perplessità. Uno di questi è sicuramente Convert, miniserie in 4 parti targata Image Comics, scritta da John Arcudi e illustrata da Savannah Finley.
La storia segue l’Ufficiale Scientifico Orrin Kutela, bloccato su un pianeta remoto, in una situazione ai limiti della sopravvivenza.
Affamato, solo e tormentato dai ricordi e dai fantasmi del proprio equipaggio, Orrin è sull’orlo del collasso fisico e mentale. Ma proprio quando tutto sembra perduto, fa una scoperta che potrebbe cambiare ogni cosa… oppure no?
Convert si presenta inizialmente come un classico racconto di sopravvivenza spaziale, ma pagina dopo pagina, si trasforma in qualcos’altro.
Arcudi inserisce gradualmente nuovi elementi, ampliando l’universo narrativo e sfumando i contorni della trama in un’atmosfera sempre più onirica, instabile, straniante.
La sensazione è quella di un percorso che cambia direzione senza mai scegliere una destinazione precisa, come se la storia stessa si perdesse insieme al protagonista.
Le tavole di Savannah Finley sono indubbiamente uno dei punti forti dell’opera. Il suo stile è immersivo, fluido e suggestivo, capace di creare una tensione sottile e continua.
Anche la gestione del ritmo narrativo è ben calibrata: la lettura scorre con naturalezza, senza ostacoli.
Eppure, nonostante questi pregi, Convert non riesce a coinvolgere completamente.
Il potenziale è evidente, alcune intuizioni sono davvero affascinanti, ma manca quella scintilla che trasformi il fumetto in un’esperienza pienamente memorabile. È come se la storia restasse a pochi passi dal proprio pieno compimento.
Convert è un’opera che lascia spiazzati, a tratti affascina e a tratti confonde. È un fumetto che sicuramente ha qualcosa da dire, ma lo fa in modo sfuggente, a volte troppo.
Perfetto per chi cerca una lettura sperimentale, ibrida tra sci-fi e introspezione, meno adatta a chi desidera una narrazione più definita e diretta.
Convert è come un sogno spaziale a metà tra l’incubo e la rivelazione. Interessante, ma non del tutto riuscito.



















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