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Black Hammer: Quantum Age – La recensione

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Jeff Lemire negli anni è stato bravissimo a mostrare al mondo del fumetto internazionale quanto il suo talento sia in grado di essere adattato a svariati generi e quanto in ognuno di essi sia in grado di metterci del suo per rielaborarne le regole basilari per ricostruirne una versione tutta sua, una rilettura nella quale poter essere il più possibile libero di scrivere ciò che vuole.

Uno degli esempi più calzanti è sicuramente il lavoro che Jeff ha svolto nello stravolgere e riscrivere il mondo del fumetto supereroico seriale americano attraverso la sua lente personale, creando prima il cuore della saga Black Hammer e poi proseguendo l’opera espandendosi con spin-off come quello di cui vi andremo a parlare oggi: Quantum Age, edito ancora una volta da BAO per il nostro paese.
Un volume che ci spinge nel futuro del mondo visto in Black Hammer, dove dopo un tentativo di invasione della Terra da parte dei Marziani si è instaurata una dittatura militare che oltre a sterminare le razze aliene da la caccia anche alla Quantum League, una sorta di Legione dei Super-Eroi in versione Lemire – che prima del tentativo di invasione era un team multietnico nato dall’ispirazione degli eroi originali.
Le cose cambiano nuovamente quando un giovane marziano, emule del grande Barbalien, decide di porre fine al regime terrestre ricostruendo la Quantum League .

Ovviamente la storia non abbandona del tutto i personaggi cardine del “lemireverse”, che in questo remoto futuro sono figure leggendarie e fonte di ispirazione, ma anche un mistero irrisolto su cui lavorare e che al momento giusto torneranno a fare capolino nella trama.

Lemire, anche grazie al lavoro fantastico di Wilfredo Torres ai disegni ,riesce a realizzare per l’ennesima volta una storia convincente e ben pensata, sfruttando totalmente la libertà di cui gode nel suo mondo l’autore mescola la silver e la golden age del fumetto con la modernità e affronta sotto traccia anche il tema del razzismo. Quantum Age è complesso, ma allo stesso tempo la sua trama è leggera e facile da seguire, non annoia e diverte il lettore. Lemire è riuscito – per ora- a creare un suo mondo e a mantenere gli standard qualitativi altissimi, la sua intenzione è quella di non fermarsi e continuare a costruire attorno al cuore della storia espandendone il background e raccontando nuove storie. Un piano estremamente rischioso anche per uno come Jeff, che continuando a ritoccare la sua creatura rischia di rovinarsi da solo, ma noi ci auguriamo che questa ipotesi non si avveri e che il mondo di Black Hammer possa ancora regalarci grandissime soddisfazioni .

Unico punto debole di questo volume è il finale, probabilmente l’autore ha intenzione di tornare prima o poi a espandere questa parte di mitologia dei suoi personaggi e quindi li lascia come in sospeso, ma allo stesso modo lascia sospesi noi lettori che vorremmo saperne ancora di più.

 

 

Marcello Portolan
Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD

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