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Fear Agent Vol1: la recensione

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Heath Houston è un Fear Agent, cioè un membro di una task-force incaricata di proteggere i pianeti dagli attacchi alieni. Nel suo caso, la Terra. Oltre a essere un super guerriero spaziale che affronta creature mostruose provenienti da altri mondi – e probabilmente l’ultimo Fear Agent rimasto nell’Universo –, Heath è un texano dai modi poco raffinati ma, soprattutto… un alcolizzato. Quando, durante una delle sue missioni, scopre le tracce di un gigantesco complotto intergalattico che rischia di distruggere la Terra, Heath dovrà posare la bottiglia e imbracciare le armi per cercare di salvare il genere umano dall’estinzione.

Queste sono le premesse da cui parte il ritorno sul mercato italiano di Fear Agent, già pubblicato (in parte) nel nostro paese, ma ora nelle mani di SaldaPress, che ha  ripubblicato la storia partendo da un primo corposissimo volume .

Per chi non conoscesse questo fumetto si tratta di una space-opera a trazione action e dalle tinte decisamente pulp, nata dalla mente dell’amatissimo Rick Remender e resa visivamente dal lavoro di Tony Moore e Jerome Opeña.

Per Fear Agent Remender  ha scelto di gettarsi a testa bassissima nella storia fin dal principio, catapultandoci in una avventura che all’inizio può confondere il lettore per via del tanto materiale “da digerire”, ma che poi piano piano trova la sua dimensione ideale e inizia a ingranare al meglio.

Una storia che ha per protagonista il classico eroe alla deriva, arrugginito e caduto vittima dei vizi con cui ha cercato di sopportare il dolore di un passato decisamente traumatico (che conosceremo proprio in questo volume), ma allo stesso tempo pronto a cercare un modo per correggere gli errori della sua esistenza, in qualsiasi modo possibile.

 

Una trama che però lo rende il perfetto eroe per una sceneggiatura pregna di weird science, dove gli eccessi e il modo di fare volgare e un po’ fuori tempo massimo di Heath calza a pennello con la situazione e piano piano ci siamo accorti che Remender riesce a farcelo piacere, a farci appassionare alla sua avventura e sotto certi aspetti farcelo trovare simpatico nonostante tutto.

Se dal punto di vista della scrittura Fear Agent ci mette qualche pagina ad ingranare la giusta marcia, dal punto di vista estetico gli ci vuole molto molto meno tempo a catturarci. Moore prima e Opena sulla sua scia costruiscono un mondo che richiama per aspetto quella della fantascienza più classica e retrò, oltre che a mettere su carte mondi alieni ricchi e popolati di dettagli e creature interessanti.

Nonostante l’impatto con questa storia possa rivelarsi un po’ ostico per il lettore, una volta superato il primo scoglio la lettura scorre fluida ed estremamente piacevole, arrivando a lasciarci con la voglia di vedere cosa ci aspetta nel prossimo volume.

Marcello Portolan
Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD

Perché concedere in licenza le franchise è importante per la crescita e per soddisfare i fan?

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