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Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco : si scrive Aleš Kot, ma si legge M. Night Shyamalan

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Volume dopo volume Zero di Aleš Kot ci ha stupito con il suo modo di fare innovativo, sorprendendo il settore a ogni nuova uscita e facendoci arrivare a un passo dal finale con la sensazione di non essere mai riusciti ad afferrare fino in fondo la reale natura dell’opera, ma allo stesso tempo soddisfatti di quello che avevamo letto.

Zero Vol. 4 – La Fine del Fuoco rappresenta l’ultimo passo della storia edita per noi da Saldapress, l’ultima metamorfosi di quello che sembrava essere un fumetto action ricco di elementi da spy story e che sotto gli occhi di noi increduli lettori è trasmutato in una storia metanarrativa.

Un ultimo atto che ci porta in un viaggio totalmente psichedelico, lasciandoci vagare in uno stato di confusione volutamente creato ad arte da Kot e dai suoi 18 grafici seguaci, che dopo averci stordito con azione e violenza ci portano al cospetto di William S. Burroughs, lo scrittore della beat generation che ha (tra le sue tante opere)  scritto Il pasto nudo. 

Lo scrittore conosce il brutto spirito che attanaglia Zero, è lo stesso che lo ha portato a uccidere Joan Vollmer  – sua moglie – nel tentativo di imitare Guglielmo Tell (true story) e poi portato ad abbandonare suo figlio per dedicarsi alla scrittura e alle droghe, creando di fatto lo stesso Edward in una delle sue opere.

Un cambio di rotta quasi impossibile da prevedere, anche se lo stesso Kot ha già usato un espediente simile in The Surface,  che potrebbe far storcere il naso a quella parte di lettori che si era appassionata a Zero per il suo stile più d’azione e aveva considerato i timidi segnali di questa virata come una tematica di puro sottofondo, senza sapere che questi avrebbero portato a un viaggio introspettivo e folle nel gran finale dove l’arte parla di arte e dei mali che colpiscono l’umanità.

Aleš Kot sembra volerci spingere così a cambiare noi stessi, a prendere le redini della nostra vita e raggiungere la consapevolezza di poter diventare la migliore versione di noi stessi, esseri in grado di spezzare il Brutto Spirito e migliorarsi migliorando il mondo.

Anche in questo ultimo capitolo di Zero troviamo 4 artisti differenti, uno per capitolo, ma alla fine di questo viaggio possiamo finalmente capire quello che potrebbe essere il reale motivo della peculiare scelta dell’autore.

 

Quella dell’agente segreto è una storia che muta e cambia lentamente capitolo dopo capitolo, volume su volume, ed ecco che avere 18 stili diversi, ma spesso affini all’interno di ogni ciclo, permette di rappresentare alla perfezione questo cambiamento costante, offrendo al lettore un ulteriore substrato su cui porre l’attenzione inconsciamente. In questo volume 4 lo stile diventa allucinogeno, ma tra autore e autore varia il tratto, l’approccio a questa psichedelica conclusione, mentre Jordie Bellaire con i suoi colori raccorda e orienta il risultato finale.

Mentire è inutile, Zero è stato un viaggio dai risvolti inaspettati, diventando un trip da cui riprendersi con calma, da lasciare scendere dopo l’ultima pagina, mentre si tenta di ricostruire quella che è la nostra personale visione di questo percorso così paticolare.

 

 

Marcello Portolan
Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD

#tisbloccounricordo: Da Shockdom arrivano i remake di alcuni spot iconici degli anni ‘80 per puntare la luce sul mondo del fumetto.

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