Quando due nomi del calibro di Jonathan Hickman e Greg Capullo si uniscono per una miniserie dedicata al mutante più iconico e brutale dell’universo Marvel, è naturale che l’attenzione dei lettori venga immediatamente catalizzata. E infatti, sin dal primo annuncio negli States , Wolverine: Revenge ha fatto parlare di sé.
E come potrebbe essere altrimenti?
Il nome della miniserie dice già praticamente tutto: Revenge — vendetta.
Logan è stato colpito, malmenato, umiliato. E adesso ha una sola cosa in testa: farla pagare a chiunque sia responsabile.
Sul suo cammino troveremo alcuni nemici storici, come Omega Red e Sabretooth (Creed), ma anche volti inattesi e sorprese ben calibrate che aggiungono varietà al classico percorso di vendetta.
Dal punto di vista narrativo, Hickman va sul sicuro. La storia non si perde in sottotrame contorte o sperimentazioni metafisiche, ma preferisce puntare tutto sull’adrenalina, sull’impatto e sulla tensione continua.
Funziona? Sì. Ma senza brillare.
La sceneggiatura è lineare, quasi elementare nella sua struttura, e offre esattamente quello che ci si aspetta da una storia incentrata sulla rabbia primordiale di Wolverine. Tuttavia, chi conosce Hickman e si aspetta uno dei suoi consueti giochi narrativi, pieni di piani temporali, complessità scientifiche o sottotesti politici, potrebbe rimanere un po’ deluso. Qui c’è poco di quella complessità “hickmaniana” che tanti fan amano.
Oh, in compenso se amate la sana e cruda violenza di Logan, beh siete nel posto giusto.
Per fortuna, a risollevare il livello dell’opera ci pensa Greg Capullo, che torna a calcare le tavole Marvel con una potenza visiva fuori scala.
Le sue tavole sono cariche di energia, graffianti, e con un gusto per l’azione spettacolare che sembra fatto apposta per un personaggio come Logan.
Capullo riesce a coniugare violenza brutale e dinamismo cinematografico, garantendo a ogni pagina una dose altissima di ottani. Ogni scontro è un’esplosione visiva, ogni vignetta trasuda tensione muscolare e rabbia.
Wolverine: Revenge è una miniserie che intrattiene, diverte e colpisce forte, ma non lascia il segno come avrebbe potuto, vista la caratura dei nomi coinvolti.
Chi cerca una lettura profonda, stratificata o emotivamente complessa, forse resterà un po’ freddo. Ma se invece volete pura azione, sangue, artigli e una trama senza fronzoli, allora troverete pane per i vostri denti.
Una miniserie spettacolare sul piano visivo, perfetta per chi ama il Wolverine più “ignorante”, vendicativo e animalesco. Un po’ più convenzionale del previsto sul piano narrativo, ma comunque solida.
Per dirla in modo super easy e in linea con questo titolo :
Capullo straordinario, Hickman in modalità pilota automatico. Ma Wolverine resta Wolverine.

















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