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Bitter Root Vol 1: La recensione

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Negli anni ’20 l’Harlem Renaissance è in pieno svolgimento e solo la famiglia Sangerye può salvare New York – e il mondo – dalle forze soprannaturali che minacciano di distruggere l’umanità.

La famiglia di cacciatori di mostri, una volta molto numerosa, è stata lacerata da tragedie e da codici morali contrastanti. I Sangerye devono guarire le ferite del passato e andare oltre le loro differenze… o stare a guardare una forza maligna inimmaginabile che devasta la razza umana.

Queste sono le premesse da cui parte il primo volume di Bitter Root, nuovo figlio della collaborazione tra la casa editrice Image Comics e la nostrana Leviathan Labs, nata da David F. Walker, Chris Brown e Sanford Greene. Un prodotto che qui da noi forse è arrivato un po’ in punta di piedi (inspiegabilmente per noi di ComixIsland.it ) ma che già da un po’ di tempo oltreoceano si sta mettendo in luce come una serie interessante, facendo incetta di nomination agli Eisner e arrivando fino alla possibile trasposizione cinematografica, non male come punto di partenza vero?

 

Bitter Root è sicuramente un fumetto interessante, che trae forza dal suo essere un bel mix di generi bilanciati al punto giusto, una storia action tra horror e sci-fi, con innesti streampunk e il giusto legame con le origini dei suoi protagonisti, tutti di colore, su cui gli autori hanno lavorato per costruire look e caratteristiche dei personaggi, pescando dal mondo della musica, dei riti vodoo, del cinema Blaxploitation.

Ho voluto appunto specificare che i protagonisti hanno “il giusto legame” con le loro origini, abbastanza da rendere visibile questo filo con la cultura afroamericana, ma allo stesso tempo da non renderlo opprimente o forzato. Non è solo la parte estetica a funzionare bene in Bitter Root, il ritmo è sostenuto e il giusto carattere, è dinamico, divertente

 

Abbiamo voluto appunto specificare che i protagonisti hanno “il giusto legame” con le loro origini, abbastanza da rendere visibile questo filo con la cultura afroamericana, ma allo stesso tempo da non renderlo opprimente o forzato. Non è solo la parte estetica a funzionare bene in Bitter Root, il ritmo è sostenuto e il giusto carattere, è dinamico e divertente, mantiene il giusto focus su tematiche importanti come l’odio e il razzismo, inglobando tutto nella narrazione in maniera organica e funzionale, usando anche quelli che per ora sono i suoi villain, i Jinoo e gli Inzondo, di cui non approfondiamo le origini per non togliere potenza alla lettura.

A tutto questo aggiungiamo anche una corposa – seriamente corposa – parte di extra a fine volume, tutti interessanti da leggere e riguardanti proprio la cultura afroamericana, una chicca che se possibile alza ancora l’asticella di questa lettura, che non possiamo che consigliarvi di provare, perchè ci ha lasciato con la voglia di leggerne ancora e ancora

Marcello Portolan
Uno strano mix genetico sperimentale allevato a fumetti & fantascienza classica, plasmato dal mondo dell'informatica e della tecnologia, ma con la passione per la scrittura. Un ghiottone che adora esplorare il mondo in cerca di Serie TV e pellicole da guardare noncurante dei pericoli del Trash e dello splatter. un vero e proprio globetrotter del mondo NERD

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