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Da Blueberry a Goldrake… quando Jean-Paul Belmondo ispirava i fumetti

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Jaen-Paul Belmondo, scomparso lo scorso 6 di settembre all’età di 88 anni, ha segnato il mondo del cinema tanto quanto quello del fumetto, il popolare attore francese, fin dai suoi esordi sul grande schermo, ha ispirato con la sua “faccia da schiaffi” e il fisico energico diversi autori di fumetti.

Agli inizi degli anni ’60, due monumenti della nona arte, lo sceneggiatore belga Jean-Michel Charlier e il francese Jean Giroud, non ancora noto con il nome di Moebius, lo scelsero per creare la caratterizzazione grafica del tenente Blueberry, il “Tex” francese.

La storia ci racconta che i due non erano grandi amici ma Giroud, che con gli autori di Asterix, Goscinny e Uderzo, e con altri talentuosi autori come Billal e Bretecher, aveva da poco fondato la rivista “Pilote”, voleva creare un fumetto western, genere che in quegli anni “tirava” tantissimo, e propose a Charlier di lavorare su un nuovo personaggio.

Dopo aver scelto il nome “Blueberry”, citando lo pseudonimo con cui un giornalista aveva firmato un articolo su un numero del National Geographic, che casualmente era aperto di fronte a loro, i due si trovarono d’accordo sul fatto che quello di Belmondo fosse il volto ideale per questo personaggio duro e un po’ rozzo.

Il resto è storia: il primo albo delle avventure del tenente dell’esercito nordista Mike Steve Donovan, detto Blueberry, intitolato “Fort Navajo” ha un successo incredibile, tanto che la serie darà il via a un elenco sterminato di albi, ristampe e persino a un film.

In Giappone invece l’aura virile di Belmondo è stata fonte d’ispirazione per sia il personaggio di Lupin III, Edgar De La Cambriole nella versione francese, l’imprendibile ladro gentiluomo creato nel 1967 dal mangaka Monkey Punch, sia per il personaggio di Cobra, focoso pirata spaziale, amante delle belle donne creato nel 1978 da Buichi Terasawa, che da grande fan dell’attore francese, si è ispirato a lui non solo per il fisico ma anche ad alcuni tratti caratteriali dei personaggi che incarnava nei suoi film: seducente, ironico e sboccato.

La storia tra la nona arte e Bebel, nomignolo con cui Belmondo era chiamato dai fan, non finisce però qui, negli anni ’70 nelle edicole italiane il viso di Belmondo divenne quello di “Goldrake”, solo per una casualità omonimo del più famoso robot, giapponese, una specie di 007 protagonista di un fumetto per adulti, tra il giallo e l’horror, pubblicate prima dall’Editrice 66 e dall’Ediperiodici poi, del talentuoso editore dell’epoca Renzo Barbieri.

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