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Killer Show: la pornografia del voyeurismo mediatico

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“Quando accade una tragedia, il popolo si smuove, si indigna.
Sicuramente qualcosa di umano fuoriesce.
Sicuramente qualcuno è turbato e soffre per la sciagura, ma non tutti.
Molti, ma oserei dire la quasi totalità delle persone, vogliono sapere.
Siamo voyeuristi.
Vogliamo vedere”.

La nostra società è strana, in apparenza siamo tutti pronti ad aiutare il prossimo, al primo cenno di malessere diventiamo tutti novelli cavalieri dalla scintillante armatura pronti a trarre in salvo la principessa in difficoltà.
Cosa ci spinge a farlo?
Perché dobbiamo essere i primi e spesso gli unici ad aiutare chi si trova in difficoltà?

Qualunque situazione ci si para innanzi noi siamo esperti, sappiamo tutto di ciò che sta per avvenire o ciò che è appena accaduto.
tanto sono tutte cose che capitano ad altri, mai direttamente a noi.

La nostra squadra del cuore non è riuscita a vincere la partita?
Semplice, l’allenatore ha palesemente sbagliato schema di gioco, avrebbe dovuto agire diversamente.

Il piatto che noi stessi abbiamo rivisitato non è venuto come ci aspettavamo?
Evidentemente lo chef in TV ha sbagliato, la base della ricetta era sicuramente errata.

Allo stesso modo avviene con le tragedie, qualunque sia la loro natura.
Quando veniamo a conoscenza di una qualsiasi notizia di cronaca nera diventiamo tutti immediatamente degli opinionisti: sicuramente è andata così, quello lì è di certo il colpevole.
I giornalisti e tutti i vari programmi televisivi di “approfondimento giornalistico” si fiondano sulla novità come mosche attirate dal miele.
Mesi e mesi di programmazione sulla medesima news, non si parla d’altro, bisogna giungere a capo del mistero.
Non deve farlo la polizia o chiunque si occupi dell’indagine, devono riuscirci il presentatore di turno insieme alla sua immancabile pletora di esperti e opinionisti del caso.

Ma analizziamo la nostra tragedia fumettistica.

Una mattina il corpo di una ragazza viene trovato privo di vita e orribilmente martoriata in un cantiere, al momento privo di un qualsivoglia controllo da parte di chiunque.
Era li con il suo fidanzato, la sera precedente avevano deciso di appartarsi prima della solita uscita con gli amici.
Cos’è successo realmente?
Perché è stata scelta proprio lei come vittima?
Il ragazzo, come ha potuto non sentire nulla e perché non è riuscito a difendere la propria amata?
Per saperlo è necessario comprare e leggere il volume.

Quando ci si approccia a questa tipologia di prodotto è impossibile rimanere distaccati, chiunque di noi proverebbe rabbia o empatia per il protagonista della vicenda.

Ognuno si sente autorizzato ad esprimere il proprio parere, anche mentre siamo impegnati nella lettura la nostra mente viaggerà, darà risposte a domande che nessuno aveva mai posto alla povera vittima.
Ai presentatori che “intervisteranno” il ragazzo e i suoi cari non importerà minimamente se sia stato o meno lui, quello che realmente importa sono gli ascolti e lo scoop che l’ospite potrebbe fornirgli.
Siamo e saranno soltanto strumenti funzionali allo scopo, cose che gli permetteranno di raggiungere ancora più notorietà e credibilità agli occhi di un pubblico che li osanna come grandi filantropi.
Ormai i nostri palinsesti sono pieni zeppi di questa tipologia di programmi, ormai ogni rete ha il proprio spazio settimanale o giornaliero nel quale parlare della notizia del momento.
Esperti del settore, addetti ai lavori, giornalisti, opinionisti, sono ormai entrati nelle nostre case, conosciamo i loro nomi e le loro idee.

Perché siamo così attratti dalle disgrazie?
Quale gusto troviamo nel rallentare quando in macchina incrociamo un incidente?

Semplice, queste cose posso succedere soltanto agli altri, non di certo a noi, noi siamo più furbi e più attenti.
Noi siamo i migliori, impossibile che ci capiti qualcosa di brutto.

Spesso ci dimentichiamo che la vita è una ruota che gira, non si può mai sapere cosa ci accadrà domani, cosa ci riserverà il futuro, mai essere superbi o altezzosi.

Il continuo e crescente proliferare di programmi, testate giornalistiche, fisiche e online, nonché la costante voglia di esprimere la propria opinione sui social, ci sta trasformando in pettegoli con il costante bisogno di notizie.
Sciacalli mediatici che necessitano di avere sempre notizie fresche, dobbiamo essere i primi a divulgarle.
Devono conoscerci e apprezzarci, noi siamo i migliori sulla piazza.

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