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Il Diario della mia scomparsa: La Recensione

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Il diario della mia scomparsa

Il Diario della mia scomparsa, manga biografico di Hideo Azuma, ci trasporta in una realtà sofferente di un mangaka che perde la sua identità, come se la vedesse scomparire sotto il peso dell’oppressione.
Hideo Azuma famoso da noi maggiormente per essere l’autore di “C’era una volta Pollon“, è in realtà un mangaka molto prolifero in patria e riconosciuto. J-POP ce lo fa riscoprire in Italia grazie al suo manga biografico  “Il diario della mia scomparsa“.

Sinossi.

Volume autobiografico in cui Azuma racconta i suoi problemi di stress causati dal troppo lavoro, sfociati nell’alcolismo; ad un certo punto Azuma addirittura fugge dal lavoro e dalla famiglia vivendo per qualche tempo come senzatetto.

Curiosità: L’opera si è aggiudicata l’Osamu Tezuka Cultural Grand Prize nel 1997 e il Seiun Award nel 2006 come miglior opera di saggistica.

Entriamo nel dettaglio dell’opera.

-Trama

L’autore struttura la storia in tre macro fasi: la prima è lo smarrimento di se stesso che lo porta a vivere per strada come un barbone; la seconda la si può vedere come un momento di ripresa fisica ed economica perché inizia a lavorare da operaio, ma colma questo periodo con il tracollo più profondo della sua vita; la terza lo ritroviamo in ospedale a lottare e guarire dalla sua dipendenza dall’alcol. Nel corso della sua vita il mangaka scappa due volte dalla sua casa come se volesse fuggire dalla sua passione, ma allo stesso tempo catena, per lo scrivere manga. Questo suo crescente disagio lo spingerà sempre più ad aiutarsi con l’alcol e il fumo fino a portarlo a tracollo. In questa opera si può notare tutta la fragilità di un animo umano. Il racconto risulta a tratti pesante, in particolare nella seconda fase quando Azuma racconta del suo periodo di lavoro da operaio.

-Disegni

Il suo tratto distintivo è unico e datato. Ciò che più stona però sono i alcuni personaggi di poco rilievo che si somigliano tutti un po’. Egli pone maggiore cura nella realizzazioni delle figure femminili rispetto a quella più grezza maschile.
Interessante come l’autore rappresenta se stesso da giovane inizialmente e da anziano successivamente.

-Dialoghi

La storia viene raccontata in parte in terza persona ed in parte in prima persona vedendo però sempre il protagonista al centro del dialogo. Attraversi i dialoghi riusciamo a comprenderle personalità di tutti gli interlocutori del protagonista. Ciò che più risalta all’occhio è l’assenza ma sempre presente figura della moglie che, dopo le due fughe del marito, lo accetta sempre e si prende cura di lui.

In conclusione con questa opera l’autore cerca di raccontarsi in maniera più aperta possibile, senza alcun filtro, sottolineando spesso i suoi errori senza mai giustificarsi.

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