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No Man’s Land: il thriller di Szymon Kudrański tra Guerra Fredda e horror

Avete presente quelle serie thriller nord-europee ambientate praticamente nel nulla, dove un omicidio apparentemente impossibile diventa l’inizio di qualcosa di molto più grande e inquietante? Ecco, No Man’s Land di Szymon Kudrański mi ha dato esattamente queste vibes.

La miniserie Image Comics parte infatti da un’ambientazione già di per sé perfetta per costruire una storia di tensione: le Isole Diomede, territorio gelido e isolato tra Stati Uniti e Russia, dove per alcuni mesi dell’anno il ghiaccio permette addirittura di attraversare a piedi il confine naturale tra le due superpotenze.

No Man’s Land: un omicidio nel cuore della Guerra Fredda

La storia è ambientata nel 1963, in uno dei momenti più delicati della Guerra Fredda. Quando il corpo di una giovane donna viene ritrovato in questa gelida terra di nessuno, la situazione rischia di precipitare ulteriormente.

Con le tensioni nucleari sempre più alte, un agente dell’FBI e un agente del KGB sono costretti a collaborare per cercare di risolvere il caso prima che il ghiaccio si sciolga.

Il tempo a disposizione è quindi limitato e, dietro l’indagine, si muove qualcosa di decisamente più inquietante. L’omicidio diventa così il punto di partenza per una storia che prova a muoversi tra thriller, crime e horror.

Un thriller tra Mindhunter e True Crime

La costruzione di No Man’s Land è probabilmente l’aspetto che mi ha convinto maggiormente nella prima parte della miniserie.

Le atmosfere ricordano quelle di alcune produzioni crime nord-europee: pochi personaggi, un ambiente ostile, isolamento quasi totale e la sensazione costante che dietro ciò che stiamo osservando ci sia qualcosa che non torna.

A questo si aggiunge una componente che strizza l’occhio a produzioni come Mindhunter e al mondo del true crime, mentre sullo sfondo iniziano a comparire vaghe tinte horror che contribuiscono a dare struttura e inquietudine alla narrazione.

Il setup dei quattro numeri è quindi decisamente interessante e, soprattutto, costruito con attenzione. Nella prima parte della storia gli elementi vengono messi sul tavolo con il giusto ritmo e la sensazione è quella di essere davanti a qualcosa che potrebbe davvero esplodere.

Ed è proprio qui che, almeno per i miei gusti, No Man’s Land perde qualcosa.

La costruzione funziona. L’ambientazione convince. Il mistero riesce a creare curiosità. Il problema arriva quando è il momento di tirare le fila di quanto raccontato.

Una volta superata la fase di costruzione, infatti, tutto tende a risolversi troppo rapidamente e in maniera poco soddisfacente. Manca quel guizzo finale, quella svolta capace di cambiare completamente la prospettiva sulla storia e dare un senso ulteriore a tutti gli elementi costruiti nei numeri precedenti.

Il setup aveva tutti gli ingredienti per portare la miniserie a un livello superiore, ma il finale non riesce, almeno secondo me, a sostenere completamente il peso delle aspettative generate dalla prima parte.

Se c’è un elemento che convince dall’inizio alla fine è sicuramente il lavoro grafico di Szymon Kudrański.

L’artista riesce a valorizzare perfettamente l’ambientazione glaciale e isolata delle Isole Diomede, costruendo tavole capaci di trasmettere tanto la solitudine del luogo quanto la tensione che accompagna l’indagine.

La sua presenza, del resto, è probabilmente uno dei motivi per cui molti lettori americani possono essere stati incuriositi dalla serie già a partire dal primo albo. L’identità visiva di No Man’s Land è infatti uno dei suoi punti di forza più evidenti.

No Man’s Land è una miniserie che parte con premesse estremamente interessanti e riesce, almeno nella prima metà, a sfruttare bene il proprio potenziale.

L’ambientazione, la Guerra Fredda, il rapporto tra FBI e KGB, l’omicidio e quelle sottili contaminazioni horror costruiscono un mix che può risultare particolarmente interessante per chi ama i thriller investigativi dalle atmosfere cupe.

Il problema è che il risultato finale non riesce a raggiungere le aspettative create dal setup. Non è una lettura indimenticabile e personalmente avrei voluto un finale più coraggioso, capace di sfruttare fino in fondo tutte le possibilità offerte dalla storia.

Detto questo, se amate il thriller, il true crime e le atmosfere horror più sfumate, No Man’s Land può comunque essere una buona scelta. Resta da capire se e quando la miniserie arriverà anche sul mercato italiano.

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