Nelle scorse settimane qui sull’isola di ComixIsland.it grazie al team di Green Moon Comics abbiamo avuto modo d’intervistare Lucio Perrimezzi autore di una delle ultime uscite della casa editrice : Burton e Direttore Editoriale della casa editrice
Come sei arrivato al fumetto e alla scrittura di storie ? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che volevi raccontare attraverso le nuvole parlanti ?
I fumetti erano una passione paterna, evidentemente trasmessami.Ho letto tutti i suoi fumetti di Topolino, passando poi per le riviste contenitore come “il Mago”, Alter Linus, e tante altre. Successivamente sono passato ai comics americani e da ultimo, alla produzione italiana.Personalmente ho sempre voluto scrivere storie, sin da ragazzo. Disegnavo le mie primissime storie a fumetti perché non c’era nessun’altro disposto a farlo nei paraggi… ma il disegno, per me, era solo un mezzo per poter raccontare quelle storie.Non ero un granché, come disegnatore. Ovviamente poi quando ho cominciato ad affacciarmi concretamente in questo mondo, l’ho sempre fatto esclusivamente presentandomi come sceneggiatore puro.Probabilmente il momento in cui ho capito che volevo scrivere fumetti è stato leggendo alcune storie di Spider-Man di De Matteis. Fu la prima volta che dissi a me stesso “oh, ma chi l’ha scritta questa storia?”, e da allora non ho più smesso di farlo.
Per te cos’è il fumetto: un linguaggio artistico, un mezzo di intrattenimento, un ponte con altre arti narrative… o una combinazione di tutto questo?
Il fumetto è un medium dalla potenzialità sconfinate, dove l’unico limite e la capacità degli autori coinvolti.Se messo nelle mani delle persone giuste, non ha nulla da invidiare ad altre arti.
Molti tuoi lavori attraversano temi come memoria, identità, bene e male. Da dove nasce questo interesse e cosa cerchi di trasmettere con queste narrazioni?
Bella domanda.Credo che una delle cose che più mi affascina quando racconto qualcosa è cercare anche di evidenziare la “relatività” di alcuni concetti che fanno capolino nelle storie che scrivo.Quindi se parlo di bene e di male, mi piace concentrare la nozione sulla loro relatività, ribaltandone la prospettiva.Lo feci in Ophidian, ad esempio. Analogamente, ne Il Sesto ho parlato di amore, di vita e di morte e dei legami tra questi tre aspetti fondamentali dell’esistenza. E potrei citarti altri esempi. Diciamo che spesso parto da uno di questi approcci e uso la storia come mezzo per approfondirli, mentre altre volte succede l’esatto contrario.Nella scrittura questa cosa è molto stimolante: personalmente, credo che il più grande complimento che mi possano fare su una storia che ho scritto è che essa abbia offerto degli spunti di riflessione a chi l’ha letta.Se poi si sono allontanati da quello che era il mio pensiero della storia nessun problema, anzi è molto meglio!
Hai lavorato con autori e autrici molto diversi tra loro. Come si costruisce il dialogo tra sceneggiatore e disegnatore e cosa ti sorprende ancora oggi di questo scambio?
È un po’ come un fidanzamento: stai a stretto contatto con il tuo partner artistico per mesi, a volte anche per anni, nel realizzare un progetto comune.Ragion per cui credo la prima cosa indispensabile sia che il tuo compagno di viaggio sia almeno una persona simpatica! A parte questo, quando si lavora assieme la cosa migliore penso sia l’elasticità: non serve a nessuno – e sicuramente non al libro che state realizzando – restare sempre fermi sulle proprie posizioni.Molto spesso dell’incontro/scontro con una persona che ha una sensibilità, un approccio e un background diverso dal tuo possono uscire le cose migliori.
Oltre a scrivere, sei Direttore Editoriale di Green Moon Comics. In che modo questa esperienza ha cambiato il tuo modo di vedere le storie e il mercato del fumetto?
Diciamo che in primis ha tolto quel residuo velo di “romanticismo” al medium che, in qualche modo, era sopravvissuto…Ovviamente gestire una casa editrice comporta un carico di responsabilità ben maggiori: non hai solo il dovere di portare ai pubblici lavori interessanti ma, in qualche modo, c’è nel contempo la necessità di venderli, quei progetti.Ho imparato ben presto l’arte del compromesso, sotto questo punto di vista…La cosa più bella comunque ancora oggi resta la possibilità di dare voce a progetti e autori che troviamo interessanti e dare loro la possibilità di fare del loro meglio.Come Green Moon Comics ormai abbiamo il nostro seguito, e il lettore che ci conosce sa già cosa aspettarsi, a livello qualitativo e anche di genere, avendo noi linee editoriali ben definite.Non guardiamo agli altri competitor, siamo solo in gara con noi stessi, con il nostro catalogo e la nostra attitudine.
Hai insegnato sceneggiatura. Cosa hai imparato dai tuoi studenti sul fumetto e quale consiglio senti sempre di dare a chi vuole diventare autore?
I miei studenti mi hanno insegnato un differente punto di vista, un differente approccioalla scrittura a fumetti, e credo che la cosa più bella sia stata proprio questa: lo scambiarsiesperienze, opinioni e punti di vista.Con alcuni di loro sono ancora in contatto, di questi qualcuno ha addirittura collaborato e pubblica con noi.Il consiglio che mi sento di dare a chi inizia è sempre lo stesso, ed è il più semplice:leggete molto, datevi tempo per trovare il vostro stile e il vostro linguaggio, cercate di arricchirvi sempre attraverso uno scambio continuo con altri autori o aspiranti tali.In particolare, nel caso degli aspiranti scrittori di fumetti suggerisco questo: all’inizio scrivete per voi stessi, senza guardare a una possibile pubblicazione.Iniziate a muovervi nella vostra confort zone, scrivete quello che vi piace e miglioratevi.Solo dopo cominciate a fare altri tipi di considerazioni.
Quali autori, fumetti o altre forme d’arte ti hanno più influenzato e quali continui a rileggere o riguardare quando cerchi stimolo creativo?
Autori che mi hanno influenzato non so, ma sicuramente ho sempre amato Alan Moore, Neil Gaiman, Warren Ellis e Jean Marc De Matteis all’estero. In Italia, Matteo Casali e Tommaso Destefanis (che adesso lavora con noi!).Attualmente amo leggere qualsiasi cosa scriva Alessandro Bilotta e, all’estero, di Ed Brubaker. In particolare, per quest’ultimo negli ultimi anni ho sviluppato una sorta di “feticismo” e tendo a comprare tutto quello che esce di suo, quasi meccanicamente, e devo dire che non me ne pento mai.Questo modo di fare di conseguenza influenza le mie letture, nel senso che non leggo titoli in base al titolo stesso, ma – per l’appunto – dipende chi lo scrive.A parte Hellblazer, quello lo leggo sempre e a prescindere, quando esce qualcosa di nuovo.
Come immagini l’evoluzione del fumetto nei prossimi anni, in Italia e non solo? E quale ruolo pensi che possa avere il lettore in questa trasformazione?
La previsione attuale non è di quelle più ottimistiche, purtroppo.Le edicole stanno scomparendo e in libreria, dopo i “falsi positivi” dettati dal successo di pochissimi autori, i numeri si stanno assestando a livelli non ottimali.Spezza il cuore – da lettore – vedere arrancare alcuni titoli interessanti e sparire alcune case editrici, alcune anche dal catalogo importante… è un destino impietoso. Il lettore può avere un ruolo se aumenta di numero: suona cinico, ma è semplice matematica.Noi con Green Moon Comics continueremo a puntare sulla qualità, e sulla possibilità di offrire un catalogo differente rispetto agli standard normali; ci rendiamo conto che è un approccio rischioso, ma è questa la nostra cifra editoriale e vogliamo che resti così.Dovendo fare un parallelo con il wrestling, noi siamo come i cosiddetti high flyer: mosse spettacolari, acrobazie aree pericolosissime, ma sicuri di lasciare un segno nella mente di chi ci segue.
Ringraziamo calorosamente Green Moon Comics e Lucio Perrimezzi per l’intervista concessa e gli auguriamo come sempre il meglio, invitandovi a supportare i loro progetti.

