Oggi qui sull’isola del fumetto di ComixIsland.it parliamo di una delle ultime uscite di casa Canicola: Tono Monogatari è una graphic novel realizzata da Shigeru Mizuki – il papà di Kitaro dei cimiteri, scomparso nel 2015 – all’età di 87 anni .
Scritto originariamente nel 1910 e dall’etnoantropologo Kunio Yanagita, il Tono Monogatari celebra e approfondisce i racconti popolari della regione di Tono (da qui il nome) e volendo lo si può considerare simile alla raccolta di fiabe dei fratelli Grimm per il mondo Occidentale.
Mizuki si è adoperato per trasformare quest’opera in una antologia per il medium del fumetto, trasformandolo in un’opera dai contorni autobiografici in cui è l’autore stesso a guidarci attraverso il mondo del folklore che vive in questi antichi racconti di Tono.
Pagina dopo pagina abbiamo la possibilità di scoprire alcune delle leggende più famose, storie a cavallo tra ironia e grottesco, non sempre con una morale netta come ci si potrebbe aspettare, una cosa che ad alcuni lettori potrebbe anche finire per dare fastidio e fare sembrare il tutto un’insieme di storielle senza capo ne coda, ma che invece rappresenta un tentativo di mantenere vive antiche storie e tradizioni che rischiavano e rischiano ancora ora di sparire.
Tono Monogatari è composto da tanti racconti che scorrono rapidissimi, parlando di uomini delle montagne che rapiscono donne, di kappa, Yokai, di spiriti e altre creature, ma anche di uomini e donne sole e tristi, di miti che incontrano e si mescolano di episodi storici, insomma il panorama è decisamente vario. Esteticamente Mizuki utilizza uno stile minimale e semplice, quasi caricaturale, per disegnare i suoi protagonisti, lasciando lo stile più realistico per ciò che è inanimato, un mix che funziona e soddisfa l’occhio del lettore.
Come detto prima si tratta anche di una trasposizione dalla venatura autobiografica, quasi un metaforico percorso che riporterà l’autore alle sue radici, fino a incontrarsi e dialogare con lo stesso Kunio Yanagita, spiegandogli come lui, che spesso ha usato gli Yokai nelle sue opere, ora non li senta più come una volta, come a voler sottolineare come le storie di questo folklore siano a rischio.
Ottima e ben realizzata anche la parte di postfazione curata da Vincenzo Filosa.
Se siete amanti del folklore, orientale o meno, difficilmente rimarrete delusi da questa lettura.

