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Batman svela la verità sulla no-killing policy

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the Outsiders

Attenzione: questo articolo potrebbe contenere spoiler su Batman and the Outsiders #12.

Batman and the Outsiders #12 potrebbe svelare la verità che si nasconde dietro alla no-killing policy di Batman.

In questo numero, Black Lightning – alter ego di Jefferson Pierce – riesce finalmente a calmare la sua aggressività mentre dà la caccia a Ra’s al Ghul. Tuttavia, ha una discussione con Batman nella quale cerca di sondare una delle idee più diffuse riguardo al personaggio: quella secondo cui Batman non uccide.

In questo numero viene fatta un po’ di chiarezza sulla no-killing policy che è stata più volte al centro di numerosi dibattiti dei fan.
Ci sono state diverse occasioni, nei fumetti, nei suoi film, in TV, in cui Batman ha infranto la no-killing policy generando scetticismo e posizioni contrastanti all’interno della sua fanbase. In questo numero, però, veniamo a conoscenza delle vere ragioni per cui Batman sceglie di non uccidere.

Dopo aver ucciso un collega, alcuni numeri fa, Jefferson vorrebbe far fuori Ra’s, anche se poi non lo fa. Quando incontra Bruce Wayne, preoccupato, al cimitero, gli chiede perché Batman non ha provato a fermarlo sapendo che stava progettando di uccidere Ra’s. In questo numero, Bruce Wayne rivela di aver sperato che Jefferson non compisse quel gesto ma, al tempo stesso, non spettava a lui convincerlo a cambiare idea.

Jefferson chiede allora a Batman come riesce a trattenersi dall’uccidere. Batman gli spiega che il suo mantello, il suo costume, i suoi oggetti possono sì sembrare le sue armi migliori, ma in verità gli servono solo per proteggere i suoi nemici dall’uomo che è in lui e che vorrebbe ucciderli. Non si tratta di proteggere Bruce Wayne dal mondo esterno, quanto piuttosto di proteggere il mondo dal suo lato più vulnerabile e ferito che vorrebbe vendicarsi.

Si tratta di una decostruzione del mito di Batman e che si sviluppa su un piano profondamente psicologico. Considerando anche come Bruce Wayne abbia rimodellato la sua psiche, quel bambino diventato orfano a Crime Alley non è mai cresciuto davvero: è diventato un uomo ancora più sofferente e Batman non può permettere a tutto quel dolore di prendere il sopravvento. Bruce spiega che il bersaglio delle persone non è tanto il suo lato umano, quanto la sua rabbia, e la sua tuta gli serve per contenere quell’ira e proteggere il mondo estero. E ora Batman vuole solo che Jefferson impari come proteggere anche la sua, di rabbia, utilizzando Black Lightning come armatura, e gli chiede di insegnare questa lezione anche ai giovani Outsider.

Questa conversazione, quindi, dimostra che Batman trattiene questo mostro dal prendere il sopravvento nel mondo reale, al contrario di quanto l’iconografia tradizionale ci abbia sempre fatto pensare, associando spesso questo personaggio alla paura.
Sembra comunque una spiegazione sensata, anche per Black Lightning, perché i loro supereroi non vengono feriti, ma le persone nascoste dietro quei costumi sì.

Tutto questo non mette in discussione quello che abbiamo imparato su Batman in questi anni, ma getta una nuova luce sulla psicologia di Batman e sul suo modo di proteggere Bruce Wayne dai suoi peggiori istinti.

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